Francesco Arena opera da anni nel campo della fotografia, del video e dell'installazione.
La sua ricerca, dapprima orientata principalmente sull'esterno,
sull'analisi e scomposizione del corpo e delle sue possibili alterazioni
sia in senso di potenziamento (quale ad esempio il
body-building), si è via via interiorizzata diventando introspettiva.
La corporeità viene scandagliata nel suo lavoro come spazio di confine tra
l'interiorità e l'esteriorità, diventando quasi una sorta di luogo neutrale
di confronto dell'individuo con la realtà esterna.
Ultimamente Arena è tornato alla fotografia e realizza grandi immagini che definisce
tecnicamente "still life" ma che sono ben lontane dalla tranquillità
patinata e pubblicitaria di questo stile. Colori violenti definiscono
composizioni in bilico tra shock, feticismo e denuncia di mali e disagi sociali.
In Still Life for lifelike people, l'ambiguità della comunicazione è
giocata - attraverso un atteggiamento di manipolazione dei codici
linguistici dell'arte- sulla scelta della tecnica pubblicitaria.
Adottandone le immagini patinate e la peculiare impostazione
rappresentativa, in queste foto l'artista spaccia per immagini di consumo
messaggi dai contenuti tutt'altro che effimeri e superficiali.
E la drammaticità di queste metafore di situazioni estreme di disagio, è
ulteriormente accentuata dallo spiazzamento provocato dall'illusione di un
modello di rappresentazione codificato e famigliare, come quello della pubblicità.
Ciò che conta è il "tagliare" e il "modo" con cui si taglia.
In realtà non vediamo complesso ed esteso, vediamo comunque 'tagliato'.
E' il nostro modo di tagliare che definisce la nostra percezione delle cose.
E ognuno ha propri mezzi.
Necessariamente tagliamo per definire, tagliamo per comunicare,
tagliamo per sintesi, tagliamo per capire. Tagliamo per costruirci.
Arena 'taglia' sospeso, emozionalmente asettico.
Più che tagliare il suo è 'stagliare': un definire preciso, oggettivo e "asentimentale".
Staglia sui corpi, sui sentimenti, sui concetti; con intento contrario al sublime, sublima.
Con morbido cinismo di taglio, assente apparente in giudizio, sottopone visioni.
Fotografa corpi, più che di carne, materia e emozioni, di contorni: corpi di immagine.
Corpi che si costruiscono, corpi che si dissolvono, che si alterano, corpi
comunque di immagine.
E dopo, gradatamente, il taglio va dentro, nella carne di dentro, e in un voler guardare più dentro.
E torna fuori tra le cose, i prodotti, e compone "still life": grandi immagini
patinate, pubblicitarie che non contengono prodotti bensì 'soggetti'.
Soggetti 'pesanti', soggetti sociali, fermati comunque da anatomista oggettivo.
Da catalogatore che sconcerta nel determinare un rapporto di impertinenza tra il
'contenuto' e il 'mezzo'.
Immagini 'impertinenti' appunto. Apparenti paradossi, ma i paradossi, in quanto tali sono 'cartine al tornasole' e...catturano il pensiero.
Nel lavoro di arena, però il 'risultato', l'esito non è immediato, lampante, è 'mediato'
anche da un tempo, ridotto comunque, ma tempo, il suo. Il tempo delle sue macchine, mentali e da ripresa; uno degli obiettivi è fermare appunto
il suo tempo, con i suoi tempi, con le sue esposizioni, con i suoi tagli.
Documentari a frammenti, belli già solo a vedersi, in quanto 'mediati' in estetica, che si scompongono in tasselli fermati, loghi e luoghi di tempo.
Logos nel senso di parola: parole di tempo; loghi nel senso di marchi: marchi di tempo e luoghi nel senso di luoghi di tempo,
contemporanei.



26 dicembre 2000

Gabriel Ventaglio



"AUTOBIOGRAFICA"

La facoltà di non sentire, la possibilità di non guardare, il buon senso, la logica, i fatti, le opinioni, le raccomandazioni.
Occorre stare attenti per avere poteri di noi stessi, occorre essere attenti ai
geniali dilettanti; a volte è difficile sapere se sono io o è lei a pensare
certi pensieri a volte è sicuro è un'artisticità che ci contempla entrambi.
Chi pensa chi?
All'origine d'ogni estrema decisione o nota contraria, mi trovo imbarazzato,
sospeso, ferito per innata sensazione di peggioramento di cui non so ne parlare ne so fare domande.
Non sei obbligato a comprendere e non sento il bisogno di insistere, tu sei
quello che non sa quando cammino accanto a lei o respiro il suo respiro.
Questa notte una lucciola illumina la mia finestra e dentro un vecchio
barattolo la conserverò insieme con lei e al suo segreto che rischiara il mio pensiero.
Ora tirami dentro di te, trascinami, l'inverno è passato, io disgelo, io vengo
dall'errore e dall'infermità, dal principato dei sensi di cui devi liberarti.
In segreto tu eri l'immagine del mio specchio, io ti ho tirato verso l'alto, vicino a me.
Ero dentro di te, visibile ma contrario.
Ora il tempo si è fermato, io sto aspettando la luce di un brivido che non spegnerei mai perché non ti vedrei più.
Mi abbandonano a prova i miei pensieri, non ho sensi, né senso, non ho limite
come l'entropia universale dalle giganti masse bianche, l'intera scala delle
dimensioni cosmiche mi casca fuori della bocca, nella dimensione di un bacio.
Tra il microcosmo e il macrocosmo, tra il caos e la mancanza di una meta tra il
plancton e la filosofia, come rimanere inerti ad onorare le cose assenti che si
muovono piano o veloci e non indipendenti come si generassero con loro vita.
Io avanzo pesante tra il rifugio d'espressive mete forse con gesti troppo ampi
perché credano di fermarli, troppo ampi, anche per me
.
Inghiotto assetato l'ultimo po' di luce, non ci sono più ieri e domani, non ancora.
Qui non ci sono candide parole, non ancora.
Lo sguardo pensieroso e stanco di accennare complessità s'ingrezza, si semplifica, tende al lineare.
Sogni e sintomi del bisogno di essere ricordati, di essere nutriti con un po'
di memoria senza essere cercati mai e neppure salutati; rimangono soltanto colori muti sulla mia pelle.
Raccogliendo stracci nelle mie fatiche silenziose posso essere felice ma dov'è
la certezza se tu sei cambiata e potrei dire ho sbagliato?
Due cose m'interessano, la tecnica dell'amore e la tecnica dell'arte e a tutte
e due sono giunto con ingenuità e rozzezza.
In tutte e due ho cominciato con eresie: se l'unica educazione ha più valore
nel dolore, perché è filosoficamente proibito di infierire contro il prossimo,
educandolo nel migliore dei modi?
Non svegliare l'amore prima che lui stesso non voglia.
Un fiammifero si consuma nella mia gola, nemmeno frasi attraverso la mia gola
che non fossero frasi fiammeggianti, ma non aspettarmi se ti piacciono le cose
assolute, non puoi costruire un amore totalitario, costruisci una bontà totalitaria
escludendo il sesso.
Nella tua vita manchi solo tu e non pensi al dolore degli altri se puoi pensare
al tuo soffrire… è sempre colpa nostra
.
Capita che tutto non basta per prendere tutto ciò che resta, capita che
qualcosa resta e non sai che cosa voglia dire come la semplicità delle cose che
ami, come il sogno dolce possa aiutare e non sai come finirà.
Non credere di spogliare il mondo quando racconti storielle o fatti, t'intrighi
sempre più e non sai scegliere tra la sfiducia nell'arte e la speranza che
accumulando parole ti restino attaccate anche quelle buone.
Il sesso, l'alcool, il sangue.
I tre momenti dionisiaci della vita umana, non si sfugge o l'uno o l'altro.
Quando una parola, un fatto, un sospetto ci ha dato una forte agitazione
passionale, viene il momento che dibattendoci ci accorgiamo di non ricordarci
più la parola, il fatto, il sospetto
. La passione è sempre più intensa, l'amore è fatto di desiderio di conoscenza.
Lascia che il mio centro sia l'asse intorno cui il tuo corpo gira, lasciami
vagare tra le tue colonne, lungo il tuo colonnato, non lasciarmi indugiare,
passeggiare, divertirmi, perdermi in te.
Soltanto tu vedrai la luce per prima.
Lascia che io nuoti attraverso il tuo delta, attraverso le teste chine, lascia
che assapori il nero sale della terra, che io sia un pesce, ho bisogno del tuo
mare, lasciami mettere in scena uno spettacolo carnale nel corso del tuo mondo.
Siamo solo spirito di fantasmi orfani degli spettri del mondo che abitavano
l'Europa.
Idee per rendere migliore il sapere del mondo.
Una segreteria telefonica per le ultime domande come disposizione per
suicidarsi
.
Nuovi miracoli, nuove paure tornano per legami di convenzione, per allontanare
dalla testa i pensieri rappresi; dentro di noi l'universo, con noi l'inumanità.
Io è un altro, una molteplicità di altri, incarnata al crocevia d'elemento
d'enunciazione parziale che accedono da ogni parte l'identità individuale e il
corpo organizzato.
Il corpo è un nuovo corpo, la sensualità non è più una elemento dell'uomo è
qualcosa di diverso, una forma d'arte, di tecnologia d'invenzione umana.
Sensualità ed emozioni vanno oltre la biologia, il sesso si fa fuori del corpo,
dal tuo corpo, non ho più bisogno di te, voglio i nuovi corpi, quelli dei
concatenamenti: donne, eterosessuali, gay, lesbiche, travestiti, transessuali, trasgender.
Il metabolismo dell'infinito, proprio di qualsiasi concatenamento non è fissato
per sempre
, sento una nuova potenza estetica del sentire, del sentirti.
Le polizie brancolano nel buio come gli studiosi dinanzi ai criminali epocali,
unici ed assoluti artisti d'avanguardia nell'indicare i nuovi limiti delle
passioni e del sezionamento dei corpi e della mente che non si dà pace nel
continuare a pensare.
Voglio vivere in una dimensione di contaminazione, infrazione, ribellione,
alterazione, trasgressione e sorpresa in un nuovo universo di passioni carico
d'immagini e immaginazione, uno scenario mutante in cui mutano i corpi e le
loro rappresentazioni, mutano le menti e i nostri sentimenti; voglio che le
emozioni siano delle protesi
, degli innesti, delle estensioni di me, del mio
corpo che diventa luogo di un'identità libera di scegliere le proprie mutazioni
in un orizzonte vitale di trasformazioni.
Il sesso è un modo di rompere tra te e l'altro, il sesso è la maniera più
diretta di comunicare, l'amore è ciò che si fa spazio tra le durezze della vita e
il complicarsi dei nostri pensieri.
La luce diventa più forte, la sua figura sempre più piccola, i suoi contorni
sono appena percepibili, l'accecamento aumenta e finalmente attraverso di lei
io sono ritornato nel posto dove non sono stato mai prima, ma non è qui che io
mi cerco e forse non è neanche altrove, quindi da nessuna parte, forse dentro
di me o dentro un girasole, non senti la mia illuminante risata?
Un'altra ragione per tagliarsi via un orecchio.
Simile a me quest'immagine tratteggiata era ideale e molti si erano immaginati di
lei.
E così la pelle, gli occhi, le mani, le gambe, il sesso, i capelli, le labbra
diventano territori di significanza, orizzonti di transito, vertigine
d'identità multipla, geografia di sistemi nervosi coestesi nel cosmo, nuove
mappe non identificate
.
Si continua a rifare la storia ma inversamente è quest'ultima che continua ad
essere fatta da ognuno di noi, sul proprio corpo.
Cerco il vero volto delle persone, mi piace scoprire il modo in cui le persone
si vedono e cerco d'amare quel modo, m'interessa scoprire la rete delle
contaminazioni, la potenzialità che i corpi esprimono nel loro incontro.
Il corpo è un'immagine, l'immagine è contemporaneamente una dimensione fisica e immateriale,
è l'essenza è l'armonia è un diaframma tra ciò che c'è e ciò che non c'è, vorrei incontrare solo i
corpi speciali dell'arte, della musica, del teatro; i corpi capaci di tramutarsi in altro
.



9 Marzo 1997

Francesco Arena

(cut up da testi di Mc Ewan, Lindo Ferretti, FAM, Pavese, Consoli, Clementi, Fiumani, Donà)